• Digestori anaerobici

    Dalla digestione anaerobica dei residui organici viene prodotto un gas ricco in metano (biogas) che può essere purificato per essere immesso in rete o utilizzato per il trasporto, sostituendo il metano di origine fossile

  • L'impianto dimostrativo di Roncocesi

    Il primo impianto dimostrativo per la produzione di biometano per autotrazione dal trattamento del biogas da fanghi di depurazione

  • Dal biogas al biometano: l'upgrading

    L'upgrading consiste nella separazione dell’anidride carbonica e di altri componenti indesiderati dal biogas da discarica o da fanghi di depurazione.

  • Dal biogas al biometano: l'upgrading

    Lo skid di upgrading degli impianti dimostrativi di BioMethER su biogas da fanghi e biogas da discarica è basato sulla tecnologia a membrane

  • Dal biogas al biometano: l'upgrading

    Il biometano ottenuto dall’upgrading arriva ad ottenere un contenuto energetico comparabile a quello del gas naturale. La tecnologia di upgrading ottimale dipende dalle portate e dalle caratteristiche del biogas in entrata.

lunedì 25 luglio 2016

Autore: BioMethER
Nessun commento | lunedì, luglio 25, 2016
CRPA ha partecipato come coordinatore scientifico di BioMethER alla seconda edizione della Conferenza Europea sul Biometano organizzata da Dena (Deutshe Energie-Agentur, Agenzia Tedesca per l’Energia) a Berlino il 20 giugno scorso.

Temi centrali della conferenza sono stati la diffusione degli impianti di biometano in Europa, le tecnologie innovative in questo campo, il commercio transfrontaliero e i quadri giuridici per i carburanti alternativi.

In Europa sono ormai 14 i Paesi in cui si produce biometano, per un totale di oltre 360 impianti di upgrading del biogas a biometano. La nazione con più impianti di upgrading è, come si può facilmente presumere, la Germania che, con i suoi circa 200 impianti di biometano è leader non solo in Europa ma in tutto il mondo. Il mercato del biometano potrà ripartire in Germania se si punterà sul biometano come biofuel o si svilupperà il mercato transfrontaliero dello stesso. L’Agenzia Tedesca per l’Energia (Dena) ha redatto un registro per la verifica e la contabilizzazione del biometano e la sua omologa austriaca AGCS sta facendo altrettanto. L’obiettivo di Dena e AGCS è quello di sviluppare un mercato transfrontaliero europeo coinvolgendo anche gli altri Paesi dove si produce biometano.

Le attuali barriere per lo sviluppo di questo mercato sono infatti legate alla messa a punto di registri in ogni Paese produttore con un’azione di coordinamento tra i differenti registri. Il biometano dovrebbe essere prodotto con caratteristiche qualitative pressochè identiche, contabilizzato con la stessa modalità e bisognerebbe avere un sistema di tracciabilità sia fiscale che qualitativa di tutta la rete, anche per evitare eventuali truffe dovute a sistemi di contabilizzazione non omogenei.

I Paesi del nord Europa sono sicuramente sulla stessa linea di Austria e Germania per lo sviluppo di un mercato transfrontaliero del biometano, mentre la Francia sembra più ‘’fredda’’ su questa politica puntando più su un discorso legato al mercato interno che comprenda anche il biofuel. Il biometano, infatti, è il perfetto biofuel che potrà portarci verso una fase industriale dove, in attesa dello sviluppo delle nuove batterie, possa fungere da vettore energetico principe per la mobilità privata e pubblica, ma anche per un uso nel campo dei servizi (flotte di mezzi a biometano impiegati nella gestione dei rifiuti), scenari che sono già attuali in alcuni Paesi come Germania, Austria, Ungheria, Danimarca, Regno Unito, Spagna.

In una futura seconda fase industriale, dove l’elettrico nella mobilità la farà da padrone, il biometano potrà continuare ad essere un vettore energetico importante grazie alla sua flessibilità di utilizzo, alla sua possibilità di stoccaggio e alla sua perfetta compatibilità con il gas naturale e con la tecnologia del Power-to-gas. Ma sarà anche un ‘’prodotto’’ di base per un settore chimico legato alla produzione di prodotti bio-based.

Tornando alla diffusione degli impianti di biometano in Europa, i Paesi con la più rapida crescita del settore sono il Regno Unito, con 63 impianti (nonostante un meccanismo di riduzione degli incentivi alle rinnovabili), e la Francia, con 21 impianti (ha iniziato a incentivare il biometano solo nel 2011). Il Regno Unito incentiva sia l’immissione in rete del biometano, che la produzione di calore dallo stesso. Dei 63 impianti installati, 41 sono a membrane, indice di impianti nuovi legati alla sviluppo di questa tecnologia con ampi margini di crescita tecnologica. Sono previsti, inoltre, incentivi per l’uso del biometano per il trasporto pubblico e i servizi (non per il trasporto privato).
La Francia ha come obiettivo, entro il 2030, quello di produrre il 10% del gas utilizzato con l’upgrading del biogas a biometano (circa 30 TWh/anno). Per quanto riguarda l’uso del biometano per autotrazione, l’obiettivo al 2030 è quello di raggiungere il 20% del consumo di NGV per veicoli. Al 2019 si prevedono 200 nuovi impianti per la produzione di biometano ovvero una produzione di circa 5,2 TWh/anno.

La Danimarca ha l’obiettivo di essere fossil free entro il 2050 e ha messo la produzione di biometano al centro dei loro progetti di sviluppo. Quest’anno hanno avuto 12 nuovi impianti di biometano. Ad aprile 2016, il biometano, ha rappresentato il 2,5% del consumo di gas nazionale. La Danimarca vede molto favorevolmente lo sviluppo di un mercato transfrontaliero del biometano.

In questo quadro generale, è emerso il forte ritardo che l’Italia ha nei confronti degli altri Paesi. Con un potenziale di circa 8 mld di m3 di biometano producibili all’anno, l’Italia sta perdendo tempo prezioso per lo sviluppo di un settore che potrebbe come minimo produrre l’attuale consumo di CNG nel Paese, ovvero 1 mld di m3 di biometano. Senza parlare dell’importanza del settore della chimica verde che grazie alle nostre industrie potrebbe produrre, partendo dal biometano e dalla CO2 di risulta del processo di upgrading, quei prodotti bio-based tanto apprezzati da una popolazione sempre più attenta e consapevole per quanto riguarda la sostenibilità ambientale dei prodotti. 


Non in ultimo, è da sottolineare che l’eventuale apertura di un mercato transfrontaliero del biometano, potrebbe trovarci fortemente impreparati, con la conseguenza di essere ‘’invasi’’ dal biometano straniero perdendo una grande opportunità anche da un punto di vista dell’immagine di un Paese che potrebbe essere leader nel settore della produzione energetica sostenibile.

Autore: Nicola Labartino, CRPA

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