• Digestori anaerobici

    Dalla digestione anaerobica dei residui organici viene prodotto un gas ricco in metano (biogas) che può essere purificato per essere immesso in rete o utilizzato per il trasporto, sostituendo il metano di origine fossile

  • L'impianto dimostrativo di Roncocesi

    Il primo impianto dimostrativo per la produzione di biometano per autotrazione dal trattamento del biogas da fanghi di depurazione

  • Dal biogas al biometano: l'upgrading

    L'upgrading consiste nella separazione dell’anidride carbonica e di altri componenti indesiderati dal biogas da discarica o da fanghi di depurazione.

  • Dal biogas al biometano: l'upgrading

    Lo skid di upgrading degli impianti dimostrativi di BioMethER su biogas da fanghi e biogas da discarica è basato sulla tecnologia a membrane

  • Dal biogas al biometano: l'upgrading

    Il biometano ottenuto dall’upgrading arriva ad ottenere un contenuto energetico comparabile a quello del gas naturale. La tecnologia di upgrading ottimale dipende dalle portate e dalle caratteristiche del biogas in entrata.

lunedì 26 settembre 2016

Autore: BioMethER
Nessun commento | lunedì, settembre 26, 2016
Il Cib, Consorzio Italiano Biogas, dà avvio alla prima certificazione in Italia per impianti a biogas in agricoltura secondo il disciplinare del marchio biogasfattobene®. Il primo impianto biogas certificato è quello della cooperativa agricola Cat di Correggio, nel Reggiano, azienda socia del Cib.
E' stata presentata e consegnata nel Reggiano la prima certificazione in Italia – e in Europa – per gli impianti a biogas in agricoltura. Un marchio e un disciplinare all’insegna del “biogasfattobene®” sviluppati da Cib, il Consorzio italiano biogas, la principale associazione che raggruppa il 40% del mercato nazionale, con 665 associati (di cui 545 aziende agricole) che producono più di 400 MW di energia dalla digestione anaerobica di biomasse.

L’Italia, con 1.500 impianti di biogas in esercizio, è oggi il terzo produttore al mondo di biogas (dopo Germania e Cina), con 2 miliardi di metri cubi annui di gas naturale equivalente. E un mercato potenziale più che doppio, in prospettiva da qui al 2030, con lo sviluppo del biometano, che si stima potrebbe portare la potenza installata nel Paese a 8 miliardi di metri cubi (soddisfacendo così il 10% della domanda di gas nazionale) e creare altri 12mila posti di lavoro (altrettanti sono nati dal 2009 a oggi con il biogas a fronte di 4 miliardi di euro di investimenti).

Il primo impianto biogas certificato è quello della cooperativa agricola Cat di Correggio (Reggio Emilia), che con la fine imposta alla coltivazione di barbabietole dall’Ocm zucchero si è convertita al triticale, una specie ibrida ottenuta incrociando frumento e segale molto interessante come biomassa a fini energetici. «Questa è una certificazione volontaria che mira a dare dignità a una filiera agroindustriale spesso ingiustamente criticata – sottolinea il presidente del Cib, Piero Gattoni – e nasce qui in Emilia proprio per l’eccellenza e l’innovazione del territorio nell’agrifood». Di fatto le oltre 500 imprese agricole aderenti a Cib già oggi rispettano i criteri del biogas “ben fatto” e hanno titolo per richiedere il marchio certificato.

La conformità al disciplinare è verificata da un organismo terzo qualificato, l’Enama (Ente nazionale per la meccanizzazione agricola) e il marchio biogasfattobene® garantisce che l’azienda rispetti l’ambiente, la sicurezza, processi tracciabili dai campi all’impianto e regole trasparenti di gestione, con l’obiettivo di promuovere filiere corte sostenibili, che utilizzano prevalentemente sottoprodotti ed effluenti zootecnici in logica sinergica e integrata, non alternativa, all’attività agricola primaria. «Si crea così un modello virtuoso di economia circolare e di maggior redditività agricola che ora puntiamo ad allargare all’Unione europea. Questo schema di certificazione poi – aggiunge Gattoni – è già pronto per essere ampliato ai biocarburanti,».

«Sono orgoglioso per tre motivi. La nuova certificazione - conclude Massimo Goldoni, presidente di Enama – valorizza la complementarietà al food-feed creando un circolo virtuoso integrato che ruota attorno ai campi e non ai prodotti . Secondo, promuove lo sviluppo sui territori di best practice, attraverso la collaborazione con atenei e centri di ricerca, uscendo dalle logiche dell’agricoltura assistita per creare soluzioni remunerative di mercato. E da qui il terzo motivo di orgoglio, perché il diffondersi di nuove forme varietali spingerà anche lo studio di nuove macchine e attrezzature in agricoltura, un altro comparto in cui l’indole innovativa del made in Italy sa fare la differenza con i competitor».

Fonte: Il Sole 24 Ore, 22/09/2016

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