• Digestori anaerobici

    Dalla digestione anaerobica di biomasse residuali viene prodotto un gas ricco in metano (biogas) che può essere opportunamente trattato per essere immesso in rete o utilizzato per il trasporto, sostituendo il metano proveniente da fonti energetiche fossili.

  • A Roncocesi il primo impianto dimostrativo per la produzione di biometano per autotrazione dal trattamento di fanghi di acque reflue

    Il biogas prodotto dal trattamento acque verrà trattato da un impianto di upgrading appositamente progettato.

  • La discarica HERA

    La discarica HERA di Ravenna produrrà biometano da immettere in rete. Il primo impianto dimostrativo in Italia per la produzione di biometano per l'immissione in rete sarà realizzato nella discarica di Ravenna.

  • Il processo di upgrading

    L'upgrading consiste nella separazione dell’anidride carbonica e di altri component indesiderati dal biogas da discarica o da fanghi di depurazione attraverso diverse tecnologie. Il biogas così ottenuto arriva ad ottenere un contenuto energetico comparabile a quello del gas naturale (biometano). La tecnologia di upgrading ottimale dipende dalle portate e dalle caratteristiche del biogas in entrata.

lunedì 10 ottobre 2016

Autore: BioMethER
Nessun commento | lunedì, ottobre 10, 2016
In Italia il primo distributore di biometano da acque reflue sorge all’interno del depuratore di Bresso, Comune di 26mila abitanti alle porte di Milano. A gestirlo è Cap Holding, società 100% pubblica che si occupa del servizio idrico nell’hinterland del capoluogo lombardo e nelle province di Monza, Pavia, Varese e Como.

Bresso è il progetto pilota. Il progetto pilota, sviluppato in collaborazione con Fiat Chrysler Auto e con il Consiglio Nazionale delle Ricerch, potrebbe essere il punto di partenza per arrivare a trasformare i 60 depuratori presenti nei dintorni di Milano in bioraffinerie che sfruttino le acque di scarto per produrre carburante. Fuori, ad attendere, c’è un mercato che in Italia conta 1.100 distributori in grado, al momento, di fornire solo metano da fonte fossile. E ci sono circa 980 mila veicoli a metano.


Fiat Chrysler ha messo a disposizione i mezzi per il primo test dimostrativo (un Fiorino ed una Lancia Ypsilon), ma la collaborazione è destinata a rafforzarsi: la casa automobilistica, infatti, sarebbe pronta a fornire alla società idrica tecnici e veicoli per valutare l’impatto del biometano sui motori e studiarne la purezza. Gli studi tecnici di Cap evidenziano che la produzione del biometano costa 0,58 centesimi di euro al chilo, contro gli 0,90 del metano con cui oggi si può fare rifornimento.

Fonte: WIRED, QuattroRuote

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