• Digestori anaerobici

    Dalla digestione anaerobica di biomasse residuali viene prodotto un gas ricco in metano (biogas) che può essere opportunamente trattato per essere immesso in rete o utilizzato per il trasporto, sostituendo il metano proveniente da fonti energetiche fossili.

  • A Roncocesi il primo impianto dimostrativo per la produzione di biometano per autotrazione dal trattamento di fanghi di acque reflue

    Il biogas prodotto dal trattamento acque verrà trattato da un impianto di upgrading appositamente progettato.

  • La discarica HERA

    La discarica HERA di Ravenna produrrà biometano da immettere in rete. Il primo impianto dimostrativo in Italia per la produzione di biometano per l'immissione in rete sarà realizzato nella discarica di Ravenna.

  • Il processo di upgrading

    L'upgrading consiste nella separazione dell’anidride carbonica e di altri component indesiderati dal biogas da discarica o da fanghi di depurazione attraverso diverse tecnologie. Il biogas così ottenuto arriva ad ottenere un contenuto energetico comparabile a quello del gas naturale (biometano). La tecnologia di upgrading ottimale dipende dalle portate e dalle caratteristiche del biogas in entrata.

mercoledì 16 novembre 2016

Autore: BioMethER
Nessun commento | mercoledì, novembre 16, 2016

Presentata a Ecomondo la Piattaforma Tecnologica Nazionale sul Biometano che unisce industria, trasporti, settore agricolo, utilities e associazioni ambientaliste per far sì che l’Italia diventi produttore di uno dei biocarburanti avanzati più promettenti.

Fare dell’Italia uno dei principali produttori di biometano, è questo l'obiettivo della Piattaforma Tecnologica Nazionale Biometano presentata il 9 novembre a Rimini, in occasione di Ecomondo, con il coordinamento di Cic, Consorzio italiano compostatori e Cib, Consorzio Italiano Biogas e la partecipazione di Anigas, Assogasmetano, Confagricoltura, Fise-Assoambiente, Legambiente, NGV Italy, Utilitalia.

Le azioni previste nel documento programmatico della Piattaforma sono: rivedere l'intervallo temporale per l'accesso agli incentivi; prevedere entro il 2030 un target annuo minimo di immissione di biometano in rete pari ad almeno il 10% del metano immesso in rete nello stesso periodo; prevedere un sistema di contabilizzazione che valorizzi la capacità delle imprese agricole e degli impianti di digestione anaerobica e compostaggio di sequestrare la CO2 in atmosfera.

E ancora: istituire un registro delle garanzie di origine del biometano per sviluppare un mercato attivo di scambi che faccia emergere il legame di valore tra biometano ed emissioni evitate di carbonio; modificare la regolamentazione del mercato dei Cic (certificati di immissione in consumo).

Secondo i firmatari della Piattaforma, l’Italia, con un adeguato sistema legislativo a supporto, sarebbe nelle condizioni di raggiungere una produzione di 8,5 miliardi di metri cubi di biometano al 2030, non solo senza ridurre il potenziale dell’agricoltura italiana nei mercati alimentari, ma accrescendo la competitività e sostenibilità delle aziende agricole. Guardando infatti alle potenzialità italiane, l’Italia è il secondo produttore di biogas europeo, dopo la Germania: a fine 2015 risultano operativi nel Paese circa 1.555 impianti biogas, il 77% dei quali alimentato da matrici agricole.

lunedì 10 ottobre 2016

Autore: BioMethER
Nessun commento | lunedì, ottobre 10, 2016
In Italia il primo distributore di biometano da acque reflue sorge all’interno del depuratore di Bresso, Comune di 26mila abitanti alle porte di Milano. A gestirlo è Cap Holding, società 100% pubblica che si occupa del servizio idrico nell’hinterland del capoluogo lombardo e nelle province di Monza, Pavia, Varese e Como.

Bresso è il progetto pilota. Il progetto pilota, sviluppato in collaborazione con Fiat Chrysler Auto e con il Consiglio Nazionale delle Ricerch, potrebbe essere il punto di partenza per arrivare a trasformare i 60 depuratori presenti nei dintorni di Milano in bioraffinerie che sfruttino le acque di scarto per produrre carburante. Fuori, ad attendere, c’è un mercato che in Italia conta 1.100 distributori in grado, al momento, di fornire solo metano da fonte fossile. E ci sono circa 980 mila veicoli a metano.


Fiat Chrysler ha messo a disposizione i mezzi per il primo test dimostrativo (un Fiorino ed una Lancia Ypsilon), ma la collaborazione è destinata a rafforzarsi: la casa automobilistica, infatti, sarebbe pronta a fornire alla società idrica tecnici e veicoli per valutare l’impatto del biometano sui motori e studiarne la purezza. Gli studi tecnici di Cap evidenziano che la produzione del biometano costa 0,58 centesimi di euro al chilo, contro gli 0,90 del metano con cui oggi si può fare rifornimento.

Fonte: WIRED, QuattroRuote
Autore: BioMethER
Nessun commento | lunedì, ottobre 10, 2016
L’obiettivo del Workshop "Nuova edizione UNI/TR 11537 “Immissione di biometano nelle reti di trasporto e distribuzione di gas”, Prospettive e Sviluppi" organizzato dal Comitato Italiano Gas  è quello di favorire un incontro tra gli operatori, evidenziando i cambiamenti in atto e le prospettive di sviluppo del settore biometano, alla luce delle novità sulle norme tecniche: il CIG ha avviato la revisione del rapporto tecnico UNI/TR 11537, di prossima pubblicazione, che contiene alcune conferme e importanti novità.

Il rapporto definisce infatti le specifiche di qualità assunte come le caratteristiche chimico fisiche del gas naturale definite nel DM 19 febbraio 2007 e definisce i limiti per i componenti aggiuntivi del biometano, indica quindi i metodi analitici e di campionamento di riferimento per eseguire le misure dei componenti e gli schemi di riferimento per la realizzazione degli impianti di consegna ed immissione in rete, fornisce indicazioni sulle prove di odorizzabilità del biometano e loro validità temporale. Ulteriori sviluppi sono attesi a livello di codici di rete, legislazione incentivante e attività regolatoria di specie.

Quando: 11 Ottobre 2016
Dove: Bologna, Hotel Carlton
Modalità di iscrizione e programma verranno resi disponibili qui

venerdì 7 ottobre 2016

Autore: BioMethER
Nessun commento | venerdì, ottobre 07, 2016
Il Gestore dei servizi energetici attiva il Portale biometano, dedicato agli operatori che intendono richiedere gli incentivi per la produzione di biogas da destinare alla rete di gas naturale, da utilizzare nei trasporti o negli impianti di cogenerazione ad alto rendimento, come previsto dal decreto del 5 dicembre 2013. Il Portale Biometano è raggiungibile all'indirizzo https://applicazioni.gse.it: per poter accedere sarà necessario prima registrarsi nella sezione Area Clienti e, solo dopo, sottoscrivere l’applicativo “Biometano”.

Il decreto, lo ricordiamo, prevede tre tipologie di incentivazione per il biometano, a seconda della sua destinazione d’uso:

  • un incentivo monetario per il biometano immesso nella rete di trasporto o di distribuzione del gas naturale, senza specifica destinazione d'uso: l'incentivo è calcolato sulla base della quantità di biometano immesso in rete, al netto dei consumi energetici dei processi di produzione del biogas e di compressione dello stesso ai fini dell'immissione in rete;
  • il rilascio di Certificati di Immissione in Consumo (CIC) per il biometano immesso nella rete del gas naturale con destinazione specifica per i trasporti: l'incentivo consiste nel rilascio, per un periodo di 20 anni dall'entrata in esercizio dell'impianto, di CIC di biocarburanti al soggetto che immette biometano in consumo nei trasporti. Un CIC attesta l'immissione in consumo di un quantitativo di biocarburanti pari a 10 Gcal;
  • un incentivo monetario per il biometano immesso nella rete del gas naturale e utilizzato in impianti di cogenerazione ad alto rendimento: l'incentivo si attiva mediante il riconoscimento delle tariffe del DM 6 luglio 2012 per la produzione di energia elettrica da biogas. L'energia elettrica incentivata è quella cogenerata netta e immessa in rete.

Il decreto del 5 dicembre 2013 si applica:

  • ai nuovi impianti realizzati sul territorio nazionale entrati in esercizio successivamente al 18 dicembre 2013 e non oltre i cinque anni successivi a tale data;
  • agli impianti esistenti per la produzione e utilizzazione di biogas (o gas da discarica/depurazione fanghi o syngas), realizzati sul territorio nazionale, che  siano stati convertiti parzialmente o totalmente alla produzione di biometano dopo il 18 dicembre 2013 e non oltre i cinque anni successivi.


L'Italia è il terzo produttore al mondo, dopo Germania e Cina, di biogas da matrici agricole, con 2 miliardi di metri cubi annui e 1500 impianti di digestione anaerobica in esercizio. Alla luce dell'importanza del settore per il Paese, il Ministero dello Sviluppo economico starebbe studiando un nuovo schema di incentivazione per il biometano, che superi le criticità sollevate dagli addetti ai lavori sul decreto del 2013, fra cui spiccano l'insicurezza sulle condizioni economiche e la complessità degli sbocchi commerciali nei potenziali mercati di destinazione.

L'ipotesi di revisione annunciata a marzo è stata ribadita ieri dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda alla cerimonia di firma del memorandum tra Fca, Iveco e Snam per lo sviluppo del gas naturale come carburante alternativo ed ecocompatibile: “Stiamo lavorando a un decreto per lo sviluppo del biometano, che avrà impatti positivi anche nel settore agricolo”.

“Avere una differenziazione di fornitura di gas è un aspetto importante nell'attuale contesto geopolitico: l'Italia è un grande hub del gas ma anche grande scopritore e sfruttatore di giacimenti”, ha detto Calenda. “Il prossimo anno al G7 sull'energia in Italia presenteremo la nuova strategia energetica nazionale. La sfida essenziale è non rimanere tagliati fuori rispetto all'Europa centrale e settentrionale, avendo sempre accesso privilegiato a varie fonti di gas”, ha concluso Calenda.

Fonte: FASI - Funding Aids Strategy Investments 6 Ottobre 2016

mercoledì 5 ottobre 2016

Autore: BioMethER
Nessun commento | mercoledì, ottobre 05, 2016
A Fukuoka, in Giappone, l'impianto di depurazione delle acque reflue produce 300 kg di idrogeno al giorno che alimentano 65 Toyota Mirai.
Il biogas derivante dalla digestione anareobica dei fanghi e delle acque di scarico cittadini contiene circa il 60% di metano e il 40% di anidride carbonica, che viene separata, addizionata di vapore acqueo per produrre una miscela di idrogeno e anidride carbonica, e ulteriormente separata generando idrogeno.
Se tutto il biogas prodotto dalla digestione anarobica dei fanghi a Fukoka fosse utilizzato per produrre idrogeno, sarebbe possibile alimentare 600 vetture al giorno. L'obiettivo è ancora lontano, ma il percorso è tracciato.

martedì 27 settembre 2016

Autore: BioMethER
Nessun commento | martedì, settembre 27, 2016
Il biometano si ricava dalla purificazione del biogas prodotto da sostanze organiche quali i residui zootecnici, i sottoprodotti agroindustriali e i rifiuti urbani. L’utilizzo del biometano come combustibile rappresenta una valida scelta per ridurre l'inquinamento nelle aree urbane.  
Il video di FCA lo racconta, con CRPA tra i protagonisti.











lunedì 26 settembre 2016

Autore: BioMethER
Nessun commento | lunedì, settembre 26, 2016
Il Cib, Consorzio Italiano Biogas, dà avvio alla prima certificazione in Italia per impianti a biogas in agricoltura secondo il disciplinare del marchio biogasfattobene®. Il primo impianto biogas certificato è quello della cooperativa agricola Cat di Correggio, nel Reggiano, azienda socia del Cib.
E' stata presentata e consegnata nel Reggiano la prima certificazione in Italia – e in Europa – per gli impianti a biogas in agricoltura. Un marchio e un disciplinare all’insegna del “biogasfattobene®” sviluppati da Cib, il Consorzio italiano biogas, la principale associazione che raggruppa il 40% del mercato nazionale, con 665 associati (di cui 545 aziende agricole) che producono più di 400 MW di energia dalla digestione anaerobica di biomasse.

L’Italia, con 1.500 impianti di biogas in esercizio, è oggi il terzo produttore al mondo di biogas (dopo Germania e Cina), con 2 miliardi di metri cubi annui di gas naturale equivalente. E un mercato potenziale più che doppio, in prospettiva da qui al 2030, con lo sviluppo del biometano, che si stima potrebbe portare la potenza installata nel Paese a 8 miliardi di metri cubi (soddisfacendo così il 10% della domanda di gas nazionale) e creare altri 12mila posti di lavoro (altrettanti sono nati dal 2009 a oggi con il biogas a fronte di 4 miliardi di euro di investimenti).

Il primo impianto biogas certificato è quello della cooperativa agricola Cat di Correggio (Reggio Emilia), che con la fine imposta alla coltivazione di barbabietole dall’Ocm zucchero si è convertita al triticale, una specie ibrida ottenuta incrociando frumento e segale molto interessante come biomassa a fini energetici. «Questa è una certificazione volontaria che mira a dare dignità a una filiera agroindustriale spesso ingiustamente criticata – sottolinea il presidente del Cib, Piero Gattoni – e nasce qui in Emilia proprio per l’eccellenza e l’innovazione del territorio nell’agrifood». Di fatto le oltre 500 imprese agricole aderenti a Cib già oggi rispettano i criteri del biogas “ben fatto” e hanno titolo per richiedere il marchio certificato.

La conformità al disciplinare è verificata da un organismo terzo qualificato, l’Enama (Ente nazionale per la meccanizzazione agricola) e il marchio biogasfattobene® garantisce che l’azienda rispetti l’ambiente, la sicurezza, processi tracciabili dai campi all’impianto e regole trasparenti di gestione, con l’obiettivo di promuovere filiere corte sostenibili, che utilizzano prevalentemente sottoprodotti ed effluenti zootecnici in logica sinergica e integrata, non alternativa, all’attività agricola primaria. «Si crea così un modello virtuoso di economia circolare e di maggior redditività agricola che ora puntiamo ad allargare all’Unione europea. Questo schema di certificazione poi – aggiunge Gattoni – è già pronto per essere ampliato ai biocarburanti,».

«Sono orgoglioso per tre motivi. La nuova certificazione - conclude Massimo Goldoni, presidente di Enama – valorizza la complementarietà al food-feed creando un circolo virtuoso integrato che ruota attorno ai campi e non ai prodotti . Secondo, promuove lo sviluppo sui territori di best practice, attraverso la collaborazione con atenei e centri di ricerca, uscendo dalle logiche dell’agricoltura assistita per creare soluzioni remunerative di mercato. E da qui il terzo motivo di orgoglio, perché il diffondersi di nuove forme varietali spingerà anche lo studio di nuove macchine e attrezzature in agricoltura, un altro comparto in cui l’indole innovativa del made in Italy sa fare la differenza con i competitor».

Fonte: Il Sole 24 Ore, 22/09/2016